Andrea Martinez, una vita a passo di tango

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Ballerina, traduttrice e donna dalle mille sfaccettature. Andrea Martinez nasce in Argentina, a Buenos Aires, e dedica venticinque anni della sua vita allo studio e alla pratica della danza classica. Dopo dieci anni da professionista in numerose compagnie internazionali però, decide di cambiare rotta e dedicarsi anima e corpo alla disciplina che più è insita nella sua cultura di argentina: il tango, di cui adesso è ballerina, insegnante e coreografa.

Andrea Martinez Tango
Andrea Martinez a Milano – Photo Credit: mila_pro_photo

Andrea, la tua vita è votata alla danza in tutte le sue forme quindi la domanda nasce spontanea. Quando è nata questa passione?

Mia madre mi portò a danza da piccolissima, a tre anni, perché avevo troppe energie da spendere. Dopo qualche anno mi chiese se fossi convinta di continuare e ricordo che le risposi: <<Ma che domanda mi fai? Certo che voglio continuare, io sono una ballerina!>>. Tutto è rimasto uguale anche da adolescente, quando ripetevo a tutti che la danza era il mio lavoro e che non avevo dubbi sul mio futuro.

Quindi hai sempre saputo di voler diventare una ballerina professionista…

Sì, da piccola ero la tipica bambina “tutta danza, tutto rosa”, ero veramente insopportabile (ride, n.d.r.)

E dove hai iniziato a studiare a livello professionale?

Per quanto riguarda la danza classica ho studiato in diverse scuole private, ma la mia formazione principale è stata nella scuola del Teatro Colòn di Buenos Aires, il teatro più importante dell’Argentina.

Poi è stato proprio grazie alle mie origini che, durante gli ultimi cinque anni da ballerina classica, ho sentito la necessità di approfondire maggiormente lo studio del tango. Ovviamente già sapevo ballarlo ma non a livello professionale, così in seguito ho iniziato anche ad insegnarlo e per un periodo ho lavorato contemporaneamente a entrambe le discipline.

Una bella fatica…

Sì, devo dire che è stato fisicamente sfiancante perché la postura della danza classica è molto diversa da quella richiesta per il tango e riuscire a portare avanti entrambe le cose insieme è stata veramente una sfida.

E il tango invece dove l’hai imparato?

In Argentina il tango è un fattore talmente insito nella cultura che inizialmente si impara in famiglia, dagli amici e se si è fortunati dai nonni. Inoltre, essendo un ballo popolare, tutti coloro che vogliono ballarlo si ritrovano nella “Milonga”, un luogo dalle origini antichissime dove si iniziano a muovere i primi passi. Solo successivamente si va a una vera e propria lezione.

Andrea Martinez tango
Andrea Martinez e Gonzalo Ferro alla Galleria Vittorio Emanuele di Milano – Photo Credit: mila_pro_photo

Quindi la scelta di dedicarti esclusivamente al tango è dovuta principalmente alla tua cultura?

Sì, perché in Argentina il tango non è solo una tecnica o un modo di ballare, ma esiste un mondo intero alle sue spalle: c’è la musica, la letteratura, la storia e per qualcuno è veramente uno stile di vita.

Da noi anche chi non balla e non c’entra assolutamente nulla con la danza conosce almeno una cosa che sia collegata al tango. Proprio per questo, quando viaggiavo per la mia carriera da ballerina classica, mi sentivo dire: <<Tu sei argentina, quindi sicuramente balli il tango>>.

Io quasi mi vergognavo ad ammettere che sì, qualcosa sapevo ma non gli avevo mai dedicato abbastanza tempo ed è da quel momento che ho deciso di volerne approfondire lo studio e, alla fine, dedicargli totalmente la mia vita.

E la danza classica è stata messa da parte o qualcosa ancora rimane in te?

Io penso che chi è stato un ballerino classico lo sarà per sempre, sia a livello fisico, perché il corpo non dimentica ciò che abbiamo fatto assiduamente per molto tempo, sia per il modo di affrontare la vita, per l’ordine e la struttura che ti forgia.

Sono convinta che ad oggi, se non fossi stata una ballerina classica, sarei una persona diversa, quindi sì, la danza classica rimarrà per sempre dentro di me e la sentirò scorrere nel sangue finché vivrò.

Tornando alla tua formazione nel tango, dopo aver appreso i primi passi nella Milonga hai iniziato a frequentare delle vere e proprie lezioni per diventare professionista. In tutto questo tempo, c’è stato un maestro che più di altri ti ha lasciato un segno particolare?

Sì, in realtà più di uno. Il primo è Daniel Lapadula, un maestro che riesce a trasmettere ai suoi allievi la vera essenza del tango e che ad oggi è anche un grande amico. Daniel è stato molto importante per me perché mi ha spronato a non cancellare quanto avevo imparato fino a quel momento con la danza classica ma piuttosto a capire quale parte di lei potesse servirmi per migliorare nel tango.

Un altro mio grande maestro è stato Silvio Lavia, una persona capace di insegnarti il tango puro e di trasmettertene la cultura solo con il suo modo di essere. Una cosa di cui vado fiera è aver avuto la fortuna e l’onore di fare da assistente ad entrambi durante le loro lezioni, aiutandoli a mostrare i passi di coppia agli allievi.

Gli ultimi che vorrei ricordare sono Carlitos y Rosita Perez, coppia sul palco e nella vita. Loro fanno parte della cosiddetta “vecchia scuola” e per me rappresentano il tango, quello vero, perché hanno vissuto in prima persona molte delle storie che a noi possono essere solo raccontate.

Si dice che il tango è passione. Cosa ne pensi?

Dal mio punto di vista il tango rappresenta la passione a 360 gradi, non soltanto tra una coppia ma verso qualsiasi cosa, che sia un parente, un amico o la danza stessa. Questo non toglie che si possa provare passione nel ballare con qualcuno, ma quando arrivi a cambiare sei/sette partner in una stessa serata, ad esempio nella Milonga, è praticamente impossibile provare passione con ognuno di loro.

Andrea Martinez tango
Andrea Martinez a Milano – Photo Credit: mila_pro_photo

Dopo tanti anni passati a girare per il mondo, adesso vivi e lavori a Milano. Come mai hai deciso di trasferirti in Italia?

Io ormai vivo in Italia da sette anni, ma non sono arrivata subito a Milano. Prima ho iniziato a lavorare a bordo della MSC, dove serviva una coppia che ballasse tango e una persona che potesse creare anche le coreografie, e ogni volta che ripartivo finivo sempre il mio contratto in Italia, quindi la scelta è venuta naturalmente.

All’inizio sono stata in provincia di Napoli per 3 anni, poi però mi sono resa conto che lavoravo molto di più a Milano e ho deciso di stabilirmi qui definitivamente. Ad ogni modo però, da quando sono a Milano, per la metà del tempo non ci sono perché giro per il mondo, lavorando sulle navi da crociera.

E quando sei a Milano di cosa ti occupi principalmente?

Per la maggior parte lavoro con le lezioni private perché, almeno per adesso, non voglio aprire dei corsi annuali senza sapere con certezza se riuscirò a portarli a termine per via del lavoro sulle navi. Oltre a questo faccio stage intensivi organizzati da me o da altre scuole, come maestra invitata, e altre volte mi esibisco nelle Milonghe.

Le tue lezioni sono aperte a tutti?

Sì, le lezioni private sono aperte a tutti e vengono svolte in diverse zone d’Italia, come i dintorni di Milano ma anche Venezia, Napoli e provincia, Puglia ecc. Inoltre queste sono aperte indistintamente a uomini e donne e non è necessario venire in coppia perché insegno sia il ruolo della persona che guida che quello della persona che segue. Spesso infatti c’è chi viene da solo per imparare uno dei due.

Ad ogni modo però il lavoro sulle navi da crociera è quello che ti prende di più al momento…

Sì perché è un’esperienza che, per quanto puoi immaginare prima di partire, si rivela sempre diversa. Ad esempio, nella prima crociera che ho fatto ho coordinato e creato delle coreografie per dei ballerini professionisti che però non ballavano il tango e si stavano cimentando per la prima volta, quindi è stato davvero interessante e formativo insegnare tutto da zero.

Inoltre sulle navi posso mettere a frutto i miei studi di traduzione fatti all’università, insegnando contemporaneamente in quattro lingue diverse. La cosa è di un’intensità tale che quando torno ad insegnare in una sola lingua sento che mi manca qualcosa perché qui riesco veramente ad esprimermi a livello umano a 360 gradi.

Andrea Martinez tango
Andrea Martinez e i suoi allievi sulla nave da crociera MSC

Ci sono anche dei lati negativi?

Non negativi, ma comunque bisogna ammettere che è un lavoro impegnativo sia fisicamente che psicologicamente. Adesso ad esempio stiamo facendo il giro del mondo per una durata di quattro mesi (ed è la seconda volta che lo faccio!) e questo ti fa mancare la stabilità e la continuità, oltre che i contatti con amici e famigliari.

In più devi sempre pensare a prendere la valigia, sapere cosa portarti dietro, prenderti cura della tua salute e molto altro. È una cosa che amo fare adesso, ma non credo di volerlo fare per sempre.

Hai già dei progetti in vista per quando metterai nuovamente piede sulla terraferma?

Assolutamente sì. Quest’anno vorrei fare dei workshop di “tango escenario”, uno stile di tango creato appositamente per lo spettacolo e rivolto soltanto a chi è già ballerino, perché è una disciplina che richiede un corpo già allenato e capace di affrontare determinati movimenti.

Oltre a questo ho in cantiere dei workshop intensivi di due ore da fare ad alcuni miei allievi che ballano insieme già da molti anni e che ormai sono diventati amici, in modo che per loro possa essere un vero e proprio momento di condivisione.

E dei sogni nel cassetto? Qualcosa che ti piacerebbe realizzare ma che non hai ancora avuto modo di fare? 

Ne ho ben due. Il primo è quello di ballare con una compagnia meravigliosa che si chiama “Forever Tango”, dalla quale sono stata contattata ma con cui purtroppo non ho ancora avuto occasione di collaborare per via del mio lavoro sulle navi.

L’altro desiderio è quello di poter creare coreografie per una compagnia formata da danzatori polivalenti che ballano tango ma anche altri stili. Questo mi darebbe l’occasione, da una parte, di poter conoscere bene ognuno dei ballerini e cucire i passi su misura, dall’altra di creare coreografie che abbiano al loro interno un mix di tango e danza classica, in modo da trasmettere la mia personalità intrisa da questa doppia passione.

C’è qualcos’altro che vorresti dire ai nostri lettori?

Vorrei dire una cosa a chi legge, che siano allievi, insegnanti, futuri ballerini o chiunque lavori nel mondo alla danza: proviamo sempre a ballare con empatia, tenendo in considerazione cosa provano gli altri. Siamo artisti e l’arte esiste per trasmettere emozioni. Proprio per questo siamo indispensabili nel mondo.

Anche durante il Covid, quando le persone leggevano, guardavano film, ascoltavano musica e ballavano, praticavano arte. Pensate a un lockdown dove si facevano solo cose “utili”: non sarebbe potuto esistere. Ecco perché noi artisti siamo indispensabili e dobbiamo fare il nostro mestiere ricordandoci sempre cosa provano le persone intorno a noi.

Nel video: Andrea Martinez e Gonzalo Ferro in Oblivion

Se vuoi saperne di più, puoi seguire Andrea Martinez su Instagram QUI.

One thought on “Andrea Martinez, una vita a passo di tango”
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