Aterballetto al Regio: un vortice di Energia ed Introspezione

Aterballetto

Articolo a cura di Eugenia Trivioli

La sera del 15 marzo, il Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto è tornato a calcare le scene del teatro Regio di Parma, portando al pubblico parmigiano un trittico innovativo, che mostra innumerevoli sfumature della danza contemporanea.

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Glory Hall: un’odissea sensoriale tra luce e oscurità

Ad aprire la serata, Glory Hall, nuova creazione firmata Diego Tortelli, coreografo residente della compagnia, che offre un misto di sensualità ed energia travolgente. Usa le musiche dei Godspeed You! Black Emperor e di Oneohtrix Point Never, che, tra sonorità rock e melodie sinfoniche, riescono a soddisfare i gusti di un ampio e variegato pubblico.

Dice il coreografo per presentare il pezzo: “Un viaggio sensoriale e ribelle in un luogo di mezzo, sospeso tra luce e oscurità. In uno spazio nero ma mai realmente oscuro”. I 16 danzatori, che, grazie all’abilità nell’uso dello spazio, sembrano essere molti di più, sono in continuo movimento, lasciando spazio solo a brevi istanti di “staticità”.

Questo avanzare e correre continuo, ricorda un girone infernale dove le anime sono costrette a correre sotto una pioggia di fuoco e condannate a non fermarsi mai. La coreografia è molto impegnativa dal punto di vista fisico: richiede molta resistenza e si focalizza su cambi di intensità, accostando movimenti più fluidi e continuativi ad elementi più staccati e definiti.

Elemento centrale è il corpo dei danzatori, che viene mostrato nella sua migliore forma grazie ai costumi di Sportmax, che, come spiega il coreografo, sono strutturati in modo tale da “assottigliare” il punto vita e “allargare” le spalle, donando una figura più armoniosa e slanciata.

A far immergere il pubblico in questo limbo, dove tutto svanisce e si ricrea e dove ognuno ricerca una propria versione della gloria, le luci di Matthias Singer svolgono un ruolo essenziale: sembrano formare delle nubi, alternano l’oscurità alla luce più accecante, riuscendo a creare la perfetta atmosfera.

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Glory Hall di Diego Tortelli – Foto: www.fndaterballetto.it

Reconciliatio: un dialogo di pace attraverso la danza

Prosegue la serata un meraviglioso pas de deux, Reconciliatio, creato dal rinomato coreografo franco-albanese Angelin Preljocaj sulle note della sonata per pianoforte di Beethoven: “Chiaro di luna”, con costumi di Igor Chapurin, luci di Cecile Giovansili e danzato da Estelle Bovay e Arianna Kob.

Le ballerine, entrambe fisicamente bellissime, sono soprattutto dotate di un’intensità di sguardo e un’intenzione nei movimenti magnetici. Il brano rappresenta un percorso che trasforma una relazione inizialmente conflittuale in una pacifica, grazie al tentativo di riconciliazione. Un inno alla pace, che va ricercata sempre, ancor di più oggi, un periodo segnato da guerre e incomprensioni.

Reconciliatio ha infatti debuttato, come scrive Valentina Bonelli, durante Memorare ‘24 nella Basilica di San Petronio a Bologna, un evento in preparazione al Giubileo, pensato come un invito alla riflessione per la pace.

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Reconciliatio di Angelin Preljocaj – Foto: www.fndaterballetto.it

Solo Echo: la solitudine e la ricerca dell’accettazione

Conclude il trittico Solo Echo, creato dall’acclamata coreografa Canadese Crystal Pite, su musiche di Johannes Brahms e ispirato alla poesia Lines for Winter di Mark Strand. Lo sfondo è buio e spoglio, interrotto solo dai fiocchi di neve che cadono, enfatizzando il clima invernale e la solitudine.

Solo Echo è non solo un’esibizione fisica, bensì una continua riflessione emotiva e psicologica, è un’opera ricca di simbolismo: si tratta di “un’invocazione all’inverno e al corpo in movimento, per esprimere qualcosa di essenziale sull’accettazione e la perdita”. Un invito a preservare la propria individualità nella vita, cercando appagamento invece di risentimento. I 7 danzatori si intrecciano in duetti e trii con una fluidità avvolgente, che maschera ogni difficoltà.

La relazione tra il singolo e il gruppo ricorre spesso a simbolizzare la tensione tra l’individualità e la collettività. Anche l’uso del palco è esemplare e non convenzionale: mai troppo pieno, ma mai vuoto. I brani musicali utilizzati, sonata per violoncello e pianoforte di Brahms, completano la profondità emotiva della coreografia, accompagnando ogni movimento con una sensazione di tensione e rilascio, in parallelo con i temi della lotta e della riconciliazione interiore.

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Solo Echo di Crystal Pite – Foto: Rahi Rezvani

Una finestra sul processo creativo di Aterballetto

E’ stato possibile vedere la compagnia anche in veste più “classica” grazie all’appuntamento precedente allo spettacolo, guidato da Valentina Bonelli: “La Danza dietro le Quinte”. Questo ha permesso di vedere la lezione di riscaldamento dei ballerini e ha dato l’occasione di ascoltare le parole del coreografo Diego Tortelli, che ha introdotto il pubblico al suo lavoro, raccontando il significato della creazione, l’uso delle luci, dei costumi e della musica. 

Il pubblico è rimasto entusiasta sia dalla toccante performance, che dalla scelta di accostare tre linguaggi artistici così diversi, ma così armoniosi tra di loro. Il Teatro Regio di Parma ricorda i prossimi appuntamenti di Parma Danza 2025: Otello de il Balletto di Roma e il Béjart Ballet Lausanne, che si terranno rispettivamente il 21 e il 29 maggio venturi.

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