Articolo a cura di Alessandra D’Anna
Una luccicante nebbia colorata, un chiarissimo spazio vuoto, infine una nevicata senza fine. Il trittico proposto da Aterballetto è costituito da opere di coreografi già consolidati nella storia del centro coreografico nazionale. Si tratta di Glory Hall di Diego Tortelli, Reconciliatio di Angelin Preljocaj e Solo Echo di Crystal Pite. La storica compagnia reggiana si è esibita nella vicina Modena il 22 maggio 2026 presso il Teatro Comunale Pavarotti-Freni.
Tortelli: Lucente e pulsante Glory Hall
Il disegno luci di Matthias Singer attraversa l’ipnotico Glory Hall di Diego Tortelli, come una presenza viva capace di ridefinire lo spazio della scena e integrare la platea. Le musiche di Godspeed You! Black Emperor e Oneohtrix Point Never dialogano con altri suoni prodotti dagli stessi danzatori, tra cui schiocchi di dita. In più momenti l’ensemble si contrappone alla pulsazione di un danzatore che ripete ostinatamente movimenti carichi di significato.
Nel fluire di questo basso continuo, la componente erotica — suggerita già dal titolo — emerge progressivamente sulla scena, senza risultare mai eccessiva. Nella linearità delle traiettorie e nella frontalità dei gesti emergono i motivi ricorrenti della performance: mani giunte in preghiera, anche nella variante capovolta, portate alla bocca, strette alla gola. Una magnetica atmosfera fumosa, attraversata da colori cangianti, pervade lo spazio d’azione, dove i talentuosi danzatori si destreggiano in formazioni sempre diverse.
Un acrobatico passo a due interrompe momentaneamente la tensione collettiva e si inserisce come una sospensione, prima di una nuova fase di attraversamenti lineari e traiettorie serrate. Gli interpreti, in una vibrante sequenza corale, costruiscono una coinvolgente partitura vocale che progressivamente si trasforma in una dinamica successione di prese e appoggi: una delle danzatrici volteggia così sospesa, componendo meravigliose architetture corporee.
La presenza di giacche nere luccicanti, firmate Sportmax, conduce alla conclusione della performance. Questo nuovo elemento scenico produce suoni e amplifica i giochi di luce che, fin dall’inizio, rendono l’atmosfera di Glory Hall mai del tutto oscura.

Preljocaj: Riconciliazione al chiaro di luna
L’accostamento di Glory Hall, realizzata dal coreografo italiano per i danzatori di Aterballetto nel 2025, con la seconda opera, Reconciliatio (2010) di Angelin Preljocaj, crea un forte effetto di contrasto che permette di cogliere con chiarezza le peculiarità dei rispettivi codici espressivi. Originariamente parte di Suivront mille ans de calme (Seguiranno mille anni di calma), Reconciliatio è un delicatissimo passo a due.
Se nella prima opera il duo è maschile, in questo caso le protagoniste sono due elegantissime danzatrici in attillati body bianchi. Entrano in scena nel silenzio, tenendosi per mano, e si presentano come sublimi figure angeliche dotate di piccole ma evocative ali bianche. Le interpreti, muovendosi all’unisono sulle note della Sonata al chiaro di luna di Ludwig van Beethoven, costruiscono effimere architetture attraverso linee spezzate e precise, in uno spazio completamente vuoto e uniformemente illuminato.
Colpiscono le seconde posizioni perfettamente eseguite e i delicati passaggi che richiedono notevoli doti interpretative e fisiche; eleganza e precisione definiscono il movimento delle due danzatrici. Si può, inoltre, notare la ripetizione di alcuni gesti, come quello delle mani, con cui si conclude il passo a due. Questo piccolo ed evocativo dettaglio rimanda a una dimensione più umana e consente così di apprezzare ancora di più l’esibizione tecnica: una riconciliazione, appunto, un momento limpido e luminoso tra le atmosfere più oscure delle opere a cui il passo a due è accostato.

Pite: L’eco non è mai solitario
CCN Aterballetto – Solo Echo – ph. Christophe Bernard. Fonte: sito Centro Coreografico Nazionale Aterballetto.
Se Reconciliatio, del coreografo francese, è ispirato alla lettura dell’Apocalisse, Solo Echo, di Crystal Pite, trae spunto dalla poesia Lines for Winter (Versi per l’inverno) di Mark Strand. Costruita sulle sonate per violoncello e pianoforte di Johannes Brahms, l’opera evoca un’incessante e abbondante nevicata attraverso leggerissimi e luccicanti coriandoli che cadono per tutta la durata della performance.
Originariamente realizzata per il Nederlands Dans Theater nel 2012 e riallestita per sette interpreti di Aterballetto, Solo Echo rivela, fin dall’inizio, l’importanza del contatto tra i corpi. Nella rarefazione dello spazio emergono formazioni e concatenamenti diversi, in un continuo fluire di scivolate, magnetiche transizioni e salti. Ogni danzatore emerge per il proprio talento per poi tornare a essere parte dell’ensemble, che si riconfigura continuamente come una catena che si spezza e si ricompone, nutrendosi di echi e della presenza degli altri.
La cifra stilistica della coreografa canadese risulta commovente sotto l’incessante nevicata. Si può intuire un’idea ricorrente di progressione nelle pose distribuite sui diversi livelli dello spazio, quasi a decostruire i passaggi della camminata, azione magnificamente resa nel finale dell’opera, quando un danzatore, muovendosi all’indietro, mantiene il contatto con un’altra interprete che, distesa sul pavimento, sperimenta una camminata su un piano differente.
In questo caso i passi a due che si susseguono sono molteplici, ma finiscono sempre per tornare alla formazione collettiva, agli ingranaggi di un unico corpo claudicante e resistente. Un urlo muto si staglia nella fitta nevicata, in that final flowing of cold; ma l’applauso del pubblico di Modena è stato, al contrario, caldissimo.

Travolgenti e prolungati gli applausi al Teatro Comunale di Modena. Che Aterballetto giocasse quasi in casa era evidente, ma il pubblico ha voluto omaggiare soprattutto il talento degli interpreti e il genio dei tre coreografi.

