Nel cuore di un anno speciale per Roma, segnato dal Giubileo, il Caracalla Festival 2025 si rinnova sotto la guida del regista Damiano Michieletto, portando in scena un cartellone che intreccia spiritualità, umanità e potenza espressiva del corpo. Il risultato è un programma che affida alla danza un ruolo centrale: un linguaggio capace di unire forma e significato, gesto e senso, tradizione e contemporaneità.
La danza come racconto dell’umano
Protagonista assoluto è il corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma, diretto da Eleonora Abbagnato, impegnato in una serata evento che raccoglie tre titoli emblematici della danza del Novecento e contemporanea: Bolero di Maurice Béjart, Le Sacre du printemps di Pina Bausch, e Within the Golden Hour di Christopher Wheeldon, in scena il 30 e 31 luglio.
Il trittico rappresenta una vera e propria esperienza coreografica che attraversa emozioni contrastanti: dalla tensione tribale dello Sacre, con la sua forza viscerale e drammatica, al crescendo ipnotico del Bolero firmato Béjart, fino alla delicatezza luminosa del pezzo di Wheeldon, ambientato su musiche di Ezio Bosso e Vivaldi. Within the Golden Hour offre una danza visiva, fatta di riflessi dorati, incontri e dissolvenze, in perfetto equilibrio tra lirismo e dinamismo.

Roberto Bolle and Friends
Il 15 e 16 luglio torna un appuntamento amatissimo: Roberto Bolle and Friends, che riunisce étoile internazionali in un programma che fonde classico e contemporaneo. Una serata ormai iconica, che ogni anno rinnova il legame tra danza e pubblico in una delle cornici più affascinanti di Roma.
Spazi e atmosfere tra sacro e umano
Il titolo scelto per questa edizione – “Tra sacro e umano” – diventa un filo conduttore che attraversa non solo i temi, ma anche i luoghi del festival. Alle maestose Terme di Caracalla, che ospitano la maggior parte degli eventi, si affianca per la prima volta la suggestiva Basilica di Massenzio, spazio carico di spiritualità e silenzio, perfetto per accogliere momenti di ascolto e riflessione.
È in questo contesto che nasce l’idea di un festival che si muove su più registri, in cui la danza diventa tramite poetico tra corporeità e trascendenza. Ogni coreografia sembra interrogarsi sul senso del rito, della rinascita, della comunità. E in un anno in cui migliaia di persone arrivano a Roma per cercare senso e bellezza, il palco si fa luogo di attraversamento e accoglienza.
La danza come visione contemporanea del sacro
Non si tratta solo di estetica o intrattenimento. La selezione dei titoli riflette una scelta precisa: affidare alla danza il compito di mettere in scena le tensioni dell’umano, le sue fragilità, ma anche la sua capacità di elevarsi. In quest’ottica, Le Sacre du printemps assume un significato potente: la primavera come sacrificio, rito di passaggio, ma anche rigenerazione. Accanto, il Bolero si fa rito collettivo, mentre Wheeldon invita a una contemplazione astratta e luminosa, quasi metafisica.

Un festival da attraversare
Caracalla Festival 2025 si conferma così non solo come contenitore di spettacoli, ma come esperienza trasversale, che unisce arti performative, contesti architettonici e grandi temi esistenziali. La danza – in tutte le sue sfumature – si rivela lo strumento ideale per incarnare questi significati: con la sua capacità di parlare senza parole, di evocare il sacro nel gesto, di mettere in scena l’interiorità di un’epoca.
Info e biglietti
Per avere maggiori informazioni o per acquistare i biglietti per le serate del Festival, visita il sito ufficiale del Teatro dell’Opera di Roma. Inoltre, sono disponibili per l’acquisto anche i biglietti per lo spettacolo finale della Scuola di Danza del Teatro, sempre diretta da Eleonora Abbagnato, in programma il 12 e il 13 luglio. Per l’occasione, i giovani allievi danzeranno Concerto en re’ (coreografia di Claude Bessy, ripresa da Fabienne Cerruti, e musiche di Johann Sebastian Bach), Core (coreografia di Francesco Annarumma e musica di Ezio Bosso), Ballet Egyptien (coreografia di Jean-Guillaume Bart e musica di Alexandre Luigini).


