Articolo a cura di Eugenia Trivioli
La sera del 2 maggio 2025, il Teatro Michelangelo di Modena ha ospitato “Disequilibri”, la nuova produzione della compagnia emergente del Balletto di Parma, fondata da Lucia Giuffrida e Francesco Frola. Una realtà giovane, ma già capace di costruire visioni solide, vive e necessarie. Il trittico proposto si articola in tre lavori che, pur profondamente diversi per linguaggio e atmosfere, compongono un discorso coerente e pulsante, offrendo un ventaglio di sguardi sulle diverse sfumature della danza contemporanea: un’esplorazione del disequilibrio come stato dell’essere, come tensione tra desiderio e realtà, tra perdita e speranza, un’indagine sul limite, sul dolore e sull’attesa.
Farinelli: la voce, il sacrificio, la solitudine
Ad aprire la serata è “Farinelli, il conflitto dell’anima”, debutto coreografico di Alessandro Lucia Frola. Una prova sorprendente per intensità, cura del dettaglio ed originalità compositiva. Il giovane autore dimostra una consapevolezza artistica rara, costruendo un linguaggio personale, fluido e denso di significato.
La vicenda del noto cantante castrato viene trasformata in una meditazione sul sacrificio e sul peso della gloria: la sua figura è restituita con straordinaria delicatezza e coinvolgimento emotivo. L’uso evocativo delle musiche barocche e dei costumi ispirati alle fastose corti settecentesche incornicia il lavoro coreografico, che si sviluppa in un continuo fluire di movimenti mai prevedibili, dove la danza si fa espressione di un dolore intimo e universale.
Antonio Bresolin, nel ruolo del protagonista, è stato suggestivo ed avvolgente: la sua interpretazione fisica ed emotiva ha toccato vertici di intensità rara. La sua presenza scenica è totalizzante, il corpo si fa voce, dolore, spirito. Struggente il climax finale, sulle note di “Lascia ch’io pianga”, tra pugni, cadute ed un grido silenziosamente potente: un’interpretazione disperata, straziante, ma sincera ed umana.

Another Day: il tempo che si ripete
Il secondo pezzo in programma, Another Day, firmato Roberto Doveri ed Emma Zani, offre una riflessione profonda sulla poetica dell’attesa, quel tempo sospeso ed indecifrabile in cui nulla sembra accadere, ma in realtà ogni istante è intriso di significato e svela crepe, desideri e malinconie. Il pezzo si sviluppa in un pas de deux, interpretato da Zarah Frola e Andrea Cheldi, dove la ripetizione diventa il fulcro della coreografia.
I movimenti, inizialmente semplici, si arricchiscono progressivamente, acquisendo velocità e complessità, a simboleggiare la ripetitività del quotidiano che, nel suo scorrere, si trasforma da momento di apparente stasi ad un vortice frenetico che ci schiaccia, impedendoci di percepire ciò che accade realmente intorno a noi. Ogni movimento acquista valore simbolico, conferendo dignità al tempo sospeso e rivelando la profonda poesia che si cela nell’ordinario.
La musica, volutamente contenuta e quasi monocorde, sottolinea questo stato di attesa, amplificando il senso di sofferenza derivante dalla noia e dalla ripetitività delle giornate. Un elemento innovativo della performance è l’utilizzo di proiezioni video che appaiono sullo sfondo, riprendendo le immagini dei ballerini in movimenti che si ripetono senza sosta. Questa scelta visiva intensifica ulteriormente la sensazione di ciclicità. Another Day è dunque un invito a rallentare, a fermarsi e, forse, a scoprire qualcosa che fino ad allora era rimasto nascosto.

Orfeo: il viaggio nell’oscurità
Conclude la serata Il mito di Orfeo, coreografato da Marco Marangio, che porta in scena la celebre e tragica storia di Orfeo, poeta e musico che scende negli Inferi per riportare in vita la sua amatissima Euridice. L’impresa si trasforma però in un dramma ineluttabile quando, violando il divieto divino, si volta a guardarla prima di uscire, perdendola per sempre.
La coreografia è intensa e di grande impatto visivo, con un allestimento che crea un’atmosfera densa di mistero e tensione. Le divinità infernali, rappresentate da danzatori vestiti di nero, sono arricchite da paillettes che riflettono la luce in modo ipnotico, creando un contrasto affascinante con l’oscurità del contesto.
L’uso della farina di carbone, sparsa sul corpo di Euridice (Zarah Frola), la trasforma visivamente in una divinità infernale, integrandola nel regno oscuro degli Inferi e simboleggiando la sua caduta definitiva.
La danza di Euridice è al contempo eterea e angosciosa, quasi a rappresentare la transizione tra la vita e la morte. L’inizio del pezzo è denso di simbolismo: Orfeo (Andrea Cheldi) si trova a fronteggiare una porta infernale, cercando disperatamente di oltrepassarla, ma senza successo.
Il movimento di Orfeo, costantemente diretto verso la porta, crea un senso di vorticosità, un richiamo ai gironi infernali e alla lotta continua contro il destino. La tensione cresce progressivamente, ma la forza e la potenza del suo canto riescono infine a prevalere contro l’opposizione degli inferi, permettendogli di valicare la porta e giungere da Euridice.
Il finale, con il protagonista che trova rifugio non più nell’amore perduto ma in un legame nuovo e inatteso, lascia spazio a una rilettura contemporanea del mito, coraggiosa e necessaria. La coreografia trasmette una riflessione profonda sul conflitto tra amore e destino, tra il desiderio di redenzione e la condanna irrevocabile.

Un presente che promette futuro
“Disequilibri” non è solo una bella serata di danza, ma un manifesto di intenti. Il Balletto di Parma dimostra che è possibile coniugare sperimentazione e profondità, qualità e accessibilità, formazione e visione. La compagnia non è solo un ponte tra scuola e professionismo, ma un laboratorio artistico con una propria voce, che va alimentata e sostenuta. “Disequilibri” è una luminosa promessa.
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