Excelsior: quando la danza accende la luce del Progresso

Excelsior

Milano, 1881. Al Teatro alla Scala va in scena un evento inedito: un balletto colossale, che celebra l’energia elettrica, il traforo del Moncenisio, l’invenzione del piroscafo. Sotto il titolo ambizioso di Excelsior, Luigi Manzotti e Romualdo Marenco danno forma a un’opera che non racconta una fiaba, ma una visione: quella del trionfo della Luce sulla barbarie, della Civiltà sulle tenebre, del Progresso sul Regresso.

Quella che nasce come azione “coreografica, storica, allegorica e fantastica” diventerà un fenomeno culturale internazionale, destinato a evolversi nel tempo. La versione che oggi vediamo nei teatri deve molto alla rivisitazione coreografica di Ugo Dell’Ara, storico interprete e custode dell’opera.

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Un successo “fantasmagorico”: la storia

Quando Excelsior debutta l’11 gennaio 1881 alla Scala — con Bice Vergani nei panni della Luce e Carlo Montanara in quelli dell’Oscurantismo — la stampa lo definisce subito “colossale” e “fantasmagorico”. È un trionfo. Lo spettacolo replica cento volte in un anno solo alla Scala e viene allestito ovunque, dentro e fuori i confini italiani. La Civiltà, personaggio allegorico centrale, indossa di volta in volta la bandiera della nazione ospitante.

Perfino a Parigi, per ospitare Excelsior, si costruisce un teatro ad hoc: l’Éden-Théâtre, che potesse accogliere la magnificenza dell’opera. Alla Scala invece, in tempi di crisi finanziaria, resta spesso l’unico spettacolo in cartellone.

Nel 1895 il balletto viene trasformato in versione marionettistica dalla compagnia Carlo Colla di Milano. Tra il 1913 e il 1914 se ne realizza persino un film diretto da Luca Comerio, con la coreografia di Enrico Biancifiori. Della pellicola oggi rimangono solo due quadri e frammenti del celebre traforo e dell’apoteosi finale (gli estratti sono disponibili QUI).

Ma ciò che sorprende è la longevità di questa “mania di Excelsior“. Negli anni ’30, il balletto viene persino adattato per celebrare i “progressi” del fascismo. E molti suoi interpreti — da Enrico Cecchetti a Carlotta Brianza — portano lo spettacolo all’estero, esportando anche la scuola italiana di danza.

Isabel Seabra nel ruolo della Civiltà, Teatro alla Scala, 2002 – PH: Andrea Tamoni

Allegorie in punta di piedi: la trama

Excelsior è, secondo Manzotti, una “titanica lotta” tra Progresso e Regresso. Il balletto mette in scena — letteralmente — le conquiste scientifiche, tecnologiche e sociali dell’Ottocento: l’invenzione del battello a vapore, l’apertura del Canale di Suez, la scoperta dell’elettricità, il telegrafo, il traforo del Moncenisio.

Non ci sono atti e scene, ma “parti” e “quadri” in successione. A guidare il pubblico sono figure simboliche come Luce, Oscurantismo, Civiltà, Invenzione, Scienza, Concordia, Gloria. Compaiono però anche personaggi reali come Denis Papin e Alessandro Volta, affiancati da altri di fantasia.

Nel prologo, la Luce combatte l’Oscurantismo. Nell’apoteosi finale, il Progresso vince finalmente sul Regresso e la Scienza, la Fratellanza e l’Amore si glorificano nel vivace galop del ballo delle nazioni, dove le bandiere di tutte le nazioni si uniscono tra loro. Alla fine, la Luce e la Civiltà si abbracciano su una piattaforma sollevata, in una visione utopica, quasi spirituale, della modernità.

Il galop del Ballo delle Nazioni – PH: da Sipario.it

Uno spettacolo-mondo: tra effetti scenici e cavalli in scena

La messa in scena originaria è monumentale: oltre 500 artisti, animali vivi (cavalli, mucche, perfino elefanti), bambini, comparse e alcune ballerine hanno il solo compito di muovere le braccia a tempo. Nel 1883, le scenografie vengono ancor più valorizzate grazie all’illuminazione elettrica installata alla Scala.

Eppure, dal punto di vista coreografico, l’impianto è debole. Manzotti non è un coreografo di formazione, ma un appassionato di mimo. Le sequenze di danza sono semplici e convenzionali; la libertà interpretativa è affidata ai danzatori. Il balletto è più un manifesto visivo e politico che una creazione coreutica in senso stretto.

Romualdo Marenco, allora compositore poco considerato, firma le musiche che oggi gli assicurano notorietà. I costumi e le scene invece sono affidati a Alfredo Edel, autore di oltre 600 bozzetti ricercatissimi nei dettagli etnografici.

Marta Romagna e Mick Zeni nei ruoli della Luce e dell’Oscurantismo – PH: Brescia-Amisano, Teatro alla Scala

Dall’oblio alla rinascita: la versione di Ugo Dell’Ara

Dopo la Prima guerra mondiale, Excelsior scompare dai palcoscenici. Ma nel 1967, Ugo Dell’Ara — storico interprete dell’Oscurantismo — lo riporta in vita, presentando una nuova versione al Teatro Comunale di Firenze. La struttura viene modificata in profondità: le lunghe pantomime ottocentesche lasciano spazio alla danza, le ridondanze sceniche vengono eliminate.

Il cast include Ludmilla Tchérina come Luce e Carla Fracci nei panni della Civiltà: una nuova generazione di interpreti restituisce dignità artistica a un balletto che sembrava solo una reliquia del passato.

Excelsior oggi: nostalgia, spettacolo o provocazione?

Rivedere oggi Excelsior significa confrontarsi con una visione ottocentesca della modernità: ottimista, trionfalista, eurocentrica. Eppure, la sua spettacolarità, la sua capacità di unire danza, tecnologia, ideologia e utopia restano un unicum nella storia del balletto.

È solo nostalgia di un passato ingenuo? O forse, in un tempo di crisi climatica, conflitti globali e disillusione, abbiamo bisogno — ancora una volta — di vedere la Luce sollevarsi contro l’Oscurantismo?

Fonti

M. Guatterini, L’ABC del BALLETTO, Mondadori, Milano 2005

J. Homans, Gli angeli di Apollo – Storia del balletto, EDT, Torino 2014

V. Morselli, La danza e la sua storia – Volume II, Dino Audino, Roma 2018

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