“Giselle” dell’English National Ballet: l’addio alle scene di Erina Takahashi

L'Ultima Giselle: cronaca di un delitto in scena

A cura di Eugenia Trivioli

Quattordici minuti di applausi segnano la fine di un incredibile capitolo, un riconoscimento sentito e doveroso in risposta alla bellezza e alla passione che Erina Takahashi, lead principal dancer dell’English National Ballet, ha saputo donare alla danza. La ballerina di origini giapponesi, la sera del 18 gennaio, ha dato l’addio alle scene dopo una carriera lunga 29 anni, ballando Giselle nella versione di Mary Skeaping al London Coliseum . 

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Scenografia, costumi e musica: una cornice preziosa

La scenografia firmata David Walker realizza, nel primo atto, una cornice perfetta all’ambientazione di un villaggio contadino medievale della Renania, mentre nel secondo un bosco magico assai evocativo e misterioso. Anche i costumi del primo atto ritraggono perfettamente questo periodo storico: sontuosi quelli della corte, modesti quelli dei contadini.

La musica di Adolphe Adams è lo strumento ideale che permette allo spettatore di immedesimarsi nella storia: il direttore e la English National Orchestra riescono a sottolineare perfettamente i cambi d’atmosfera, passando da temi più struggenti e profondi alla presenza di Albrecht, a temi più spettrali ed evanescenti con Myrtha e le Villi.

Nonostante la versione piuttosto tradizionale coreografata nel 1971 però, Mary Skeaping aggiunge alcuni momenti musicali che non sembrano integrarsi naturalmente con la partitura originale.

Tra questi, una variazione di Giselle e una di Albrecht nel primo atto e alcuni elementi nel secondo. Pur nel rispetto coreografico del linguaggio romantico che il balletto impone, la musica si distacca inequivocabilmente dalle melodie di Adams, sembrando appartenere a tutt’altra epoca.

English National Ballet, Giselle, London Coliseum
Le Silfidi in “Giselle”, English National Ballet, London Coliseum – Photo Credit: ASH

Il corpo di ballo, i contadini e Myrtha

Il corpo di ballo dell‘English National Ballet si è dimostrato maturo e all’altezza della difficile coreografia, in particolar modo nel secondo atto, nonostante le Villi non siano sempre riuscite a trasmettere la spietatezza che il ruolo richiede, bensì sembrassero quasi miti e graziose, ricordando a tratti delle Silfidi. 

I contadini che hanno danzato il passo a due del primo atto, Adriana Lizardi e Noam Durand, hanno eseguito complessivamente una buona performance, anche se con varie incertezze tecniche.

Precious Adams, nel ruolo di Myrtha, regina delle Villi, ha dimostrato di essere entrata particolarmente nel personaggio. Austera, rigida e implacabile, tecnicamente ha reso molto bene la difficile coreografia, che prevede un’alternanza di momenti di lenta sospensione a momenti molto rapidi e dinamici.

Giselle, English National Ballet
Erina Takahashi e Precious Adams in “Giselle”, English National Ballet, London Coliseum – Photo Credit: ASH

Erina Takahashi: una Giselle dall’amore quasi materno

Erina Takahashi ha dato vita ad una Giselle molto sincera: giovanile e timida nel primo atto, incredula e fortemente drammatica nella scena della pazzia, sublime ed eterea nel secondo atto.

Dietro il suo personaggio si nota un accurato studio del dettaglio, dai morbidi port de bras agli sguardi consapevoli, che sembrano invece molto naturali e spontanei, salti delicati ma sostenuti e innumerevoli equilibri.

La sua Giselle, così tenera, umana e piena di calore, trasmette un’affezione incondizionata ed un amore quasi materno ad Albrecht ed incarna la più pura eleganza del balletto romantico. 

Giselle, English National Ballet
Erina Takahashi n “Giselle”, English National Ballet, London Coliseum – Photo Credit: ASH

Francesco Gabriele Frola: un Albrecht di straordinaria intensità

Francesco Gabriele Frola ha saputo incarnare con grande maturità artistica le due anime di Albrecht: seducente e scanzonato nel primo atto, pieno di afflizione e rimorsi nel secondo. La sua tecnica, con salti alti e morbidi e pirouettes perfettamente tenute, è stata coniugata ad un’interpretazione struggente, ma sincera, senza mai finire nel caricaturale.

Un Albrecht premuroso, romantico e passionale. Un artista completo, dal tecnicismo perfetto e dalla statuaria fisicità, particolarmente espressivo e musicale. Riesce a trasmettere al suo pubblico ogni sfumatura dell’angoscia del principe, il senso di colpa e il dolore che non lo lasceranno fino all’epilogo.

A partire dal suo arrivo nel bosco dove si trova la tomba di Giselle, appare un Albrecht ben diverso da quello gioioso e un po’ incosciente del primo atto, un Albrecht che ha una nuova e sincera profondità.

Avanzando dolente stretto al suo mazzo di gigli, avvolto nello scuro mantello che cela il suo tormento, rivela uno sguardo affranto. A stento riesce a cogliere l’ombra di Giselle, che gli si materializza accanto, catturando il suo sguardo e il suo cuore ancora una volta.

Pensa sia reale e cerca di afferrarla, ma Giselle, ormai Villi, gli sfugge. Quando riesce finalmente a sfiorarla e ad intrecciare con lei un suggestivo passo a due, entrambi giungono a toccare livelli sublimi di lirismo, nel silenzio assoluto degli spettatori, che solo al termine del balletto sciolgono la tensione in un applauso senza fine.

English National Ballet, Giselle, London Coliseum
Erina Takahashi e Francesco Gabriele Frola in English National Ballet’s Giselle, London Coliseum – Photo Credit: ASH

Un finale commovente: il saluto di un’icona

Vedere la fine di una carriera così luminosa in modo così umile, come ha saputo fare Erina ai suoi ultimi inchini al pubblico, è toccante. E vedere l’affetto dei colleghi, dei ballerini con cui ha danzato, della sua famiglia e del caloroso pubblico, che l’ha omaggiata con una standing ovation, ha amplificato e reso l’esperienza straordinariamente emozionante.

L’augurio più speciale va ad Erina e al nuovo capitolo della sua vita, che la vedrà come Repetiteur della compagnia, affinché possa trasmettere alle nuove generazioni di ballerini tutto ciò che ha imparato in questi anni di esperienza dentro e fuori dal palco.

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