A cura di Eugenia Trivioli
La sera del 30 novembre 2024, il Teatro Arcimboldi di Milano è stato il palcoscenico di un evento che ha incarnato l’essenza più pura e sublime del balletto. “Les Etoiles”: quale titolo migliore per uno spettacolo di tale splendore.
Un cast stellare, un connubio di arte, un programma variegato: da classici intramontabili a balletti di recente creazione. Un’edizione speciale, dedicata a Vladimir Shklyarov: acclamato primo ballerino del Mariinsky, tragicamente scomparso qualche giorno fa.
Les Etoiles: un inizio sorprendente
Ad aprire lo spettacolo, una sorpresa inaspettata: un’aggiunta annunciata solo in sala, il pas de deux tratto dal terzo atto della “Bella Addormentata” su coreografia di John Neumeier. Ad interpretarlo, Madoka Sugai e Alessandro Frola, entrambi primi ballerini dell’Hamburg Ballet: magnificamente affiatati, due principi di un’eleganza inaudita, puliti in ogni dettaglio e perfettamente musicali.
Sugai e Frola ballano nuovamente insieme nel secondo atto, in un’altra creazione di Neumeier: “Spring and Fall”, interpretandola con un’intenzione, una leggerezza ed un’eleganza davvero emozionanti. La presenza scenica di entrambi i ballerini è straordinaria. Due étoiles emergenti, già riconosciute a livello internazionale, che speriamo di rivedere presto in Italia.

Il viaggio tra classico e contemporaneo
Segue un pas de deux tratto da “La Bayadere”, danzato da Maia Makhateli, eterea e delicata, e Victor Caixeta, un Solor straordinariamente lirico. Insieme interpretano poi “Tchaikovsky pas de deux”, frizzante, tecnico ed energico, ma con momenti di assoluta leggerezza.
In un cambio di registro, Daniil Simkin ha portato il pubblico a sorridere con “Pacopepepluto”, una coreografia di Alejandro Cerrudo leggera e divertente, che ha mostrato un lato più giocoso e disinvolto della danza.
Si esibiscono poi Olga Smirnova e Jacopo Tissi in due pas de deux tratti da “Le Corsaire“: entrambi elegantissimi, ma con alcune incertezze. I grand jetè di Tissi e le difficili prese, tuttavia, hanno riscattato la performance, dimostrando il loro straordinario talento.
Seguono Sasha Riva e Simone Repele che danzano “I’m on your side” (di Riva&Repele) e “Eyes open/shut your eyes” (di Marco Goecke): coreografie introspettive, serene ed espressive. Entrambi con un bellissimo movimento, molto fluido, sempre capaci di alternarlo ad uno più staccato.

Passione senza tempo
È la volta del celeberrimo pas de deux tratto dal terzo atto de “Il lago dei cigni”: un classico senza tempo che continua a stupire. Ad interpretarlo Catherine Hurlin, un’attraente, seducente e maliziosa Odile, e Alessandro Frola, che si conferma un partner dalle capacità ineccepibili.
Hurlin esegue con grande consapevolezza passaggi ed elementi tecnici. Frola domina invece la scena con un “manège” impeccabile, tecnicamente perfetto, un salto esplosivo, ma al contempo leggero e sostenuto: sembra stia per spiccare il volo. Entusiasma e conquista la sala.
Continua poi Sergio Bernal con “Oberdura”, che dimostra il fascino senza tempo del flamenco, conquistando il pubblico con carisma ed intensità. A terminare il primo atto è “Le Parc” di Angelin Preljocaj. L’étoile Eleonora Abbagnato, affiancata da Mathieu Ganio, ha brillato nel pas de deux rendendo omaggio alla sensualità e all’eleganza della coreografia.
Dopo una breve pausa, inizia il secondo atto con “Formoria” di Vittoria Girelli, interpretato da Matteo Miccini ed Edoardo Sartori. Entrambi meritevoli, hanno un bellissimo movimento e una grande capacità di ballare insieme.

Tra tradizione ed innovazione
Seguono poi due versioni de “La morte del cigno”, che hanno offerto una riflessione sulla versatilità e la modernità della danza. Catherine Hurlin ha incarnato la versione classica di Fokine con una morbidezza e una delicatezza sorprendenti, mentre Sergio Bernal ha offerto un’interpretazione passionale e moderna con “El Cisne”. Interessante ed originale la scelta di affiancare i due pezzi, sicuramente una proposta vincente, premiata da fragorosi applausi.
Un gran finale
L’apoteosi della tecnica si è raggiunta in “Don Chisciotte pas de deux”, magnificamente danzato da Madoka Sugai e Daniil Simkin con un’energia travolgente e una sicurezza da togliere il fiato. Entrambi straordinari in ogni dettaglio, tecnicamente magistrali ed impeccabili.
Conclude il gala il “Defilé finale” in cui danzano tutte le stelle, mostrando ancora una volta la bellezza di quest’arte. Un grazie speciale a Daniele Cipriani che, organizzando e dando vita a questa meraviglia, ha permesso al pubblico di vivere una serata incantevole. Che successo straordinario!


