Raramente un titolo ottocentesco come Marco Spada riesce a parlare con tanta freschezza al pubblico contemporaneo. Eppure la ripresa del balletto-pantomima di Auber e Scribe, nella raffinata ricostruzione di Pierre Lacotte, segna al Teatro dell’Opera di Roma non solo un omaggio al coreografo scomparso, ma anche una vera e propria rinascita scenica, in chiusura della stagione di balletto 2024/25.
Un gioiello ritrovato
Lacotte aveva restituito alla vita questo ballet oublié nel 1981, proprio per il Costanzi, firmandone anche scene e costumi: un lavoro di ricostruzione storica di rara completezza, che univa alla precisione filologica una spettacolarità tutta francese. Quarant’anni dopo, l’allestimento conserva intatto il suo fascino visivo.
Le scenografie sontuose e i costumi di gusto romantico si impongono come autentici protagonisti della serata: tableau d’époque e fondali che sembrano dipinti a mano, capaci di trasportare lo spettatore in un’Italia immaginata, sospesa tra brigantaggio e nobiltà.
La compagnia: compatta e generosa
Sul piano coreografico, il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma affronta con sicurezza una partitura tutt’altro che semplice, che alterna sezioni pantomimiche a pagine di brillante virtuosismo. L’ensemble mostra compattezza, musicalità e un gusto stilistico che denota il lavoro di fino svolto sotto la direzione di Eleonora Abbagnato.

Le protagoniste femminili: precisione e personalità
Nel ruolo di Angela, Marta Marigliani conquista per naturalezza e precisione. Pur non possedendo ancora la statura scenica della Salenko (protagonista della Prima e delle repliche del 25 e 28), la giovane solista rivela un temperamento in piena maturazione: pulizia tecnica, controllo del gesto e una dolcezza interpretativa che non scade mai nel manierismo.
Accanto a lei, Alessandra Amato offre una Marchesa Sampietri di elegante misura, impreziosita da una teatralità raffinata. Seppur con qualche lieve incertezza, l’étoile romana conferma la sua esperienza scenica e la capacità di dare spessore al personaggio, con una presenza sempre carismatica e controllata.
I protagonisti maschili: la vera forza di Marco Spada
La recita del 26 ottobre è stata segnata soprattutto dagli interpreti maschili, capaci di imprimere alla narrazione un ritmo e una forza nuovi. Dmitrij Vyskubenko, ospite del Bol’šoj nel ruolo di Federici, convince per eleganza e presenza scenica, pur mostrando qualche esitazione in alcuni dei passaggi più tecnici. Michele Satriano, invece, nei panni di Pepinelli, dimostra ottima padronanza del personaggio e coerenza interpretativa, valorizzando ogni momento d’insieme.
A dominare la scena è però Alessio Rezza, un Marco Spada dal carisma straordinario. Tecnica impeccabile, linee pulitissime, presenza magnetica: in lui convivono rigore e spontaneità, eroismo e ironia. La sua pantomima è calibrata, mai sopra le righe, eppure intensamente comunicativa.

È raro vedere oggi un protagonista maschile che riesca a imporsi fino a superare la controparte femminile, solitamente regina indiscussa del repertorio. Rezza lo fa con naturalezza e autorevolezza, restituendo al ruolo quella complessità che Nureyev rese celebre nella storica versione del 1981.
Una menzione speciale va infine a Simone Agrò che, interpretando il ruolo di Federici nella serata inaugurale del 24 ottobre accanto a Iana Salenko, è stato nominato Primo Ballerino del Teatro dell’Opera di Roma: un riconoscimento meritato per un artista in costante ascesa.
Un omaggio che diventa dialogo
L’Orchestra, diretta da David Garforth, restituisce la brillantezza della partitura di Auber con tempi vivaci e trasparenze di suono, sostenendo la danza con agilità e discrezione. Le luci di Jean-Michel Désiré amplificano l’effetto pittorico dell’insieme, trasformando ogni quadro in un piccolo affresco teatrale.
Questa nuova edizione di Marco Spada non è solo un atto di memoria: è la dimostrazione che il repertorio ottocentesco, se curato con intelligenza e passione, può ancora commuovere e sorprendere. Il pubblico del Costanzi lo ha capito bene, tributando lunghi applausi a tutto il cast e un’ovazione a Rezza, vero “brigante” di talento e presenza scenica.


