Sergio Bernal, il re del flamenco: intervista a Danzainfiera 2025

Sergio Bernal, Les Etoiles

Sergio Bernal è ormai da tutti conosciuto come “il re del flamenco“, ma è soprattutto un artista che ha saputo unire in modo unico la danza spagnola e quella classica, creando un linguaggio artistico che affascina e coinvolge il pubblico. Intervistato a Danzainfiera 2025 da Raffaella Tramontano (Campadidanza) e Alfio Agostini (Ballet2000), Sergio affronta un viaggio attraverso la sua carriera, le sfide e le soddisfazioni di un artista che continua a evolversi e a lasciare il segno nel mondo della danza.

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Ecco l’intervista completa a Sergio Bernal

1. Che emozioni provi nel vedere il tuo nome associato al “re del flamenco”? Quanto lavoro e quanta gioia c’è dietro questo percorso?

Io non mi definisco il “re” del flamenco. Piuttosto, mi considero Sergio, un artista che ha intrapreso il suo cammino in un mondo straordinario, ricco di bellezza. Sono immensamente grato di poter salire su un palco ogni sera e fare quello che amo. Ogni carriera ha le sue difficoltà e anche la mia non fa eccezione. Tuttavia, c’è sempre un momento, prima di ogni spettacolo, in cui realizzi che tutto quel pubblico è lì per te. È un pensiero che ti dà una grande responsabilità: l’obbligo di regalare loro un’esperienza che non dimenticheranno mai. Questo mi spinge a dare il massimo ogni volta.

2. La tua unicità sta nell’unire il ballerino classico a quello flamenco. Come convivono queste due anime dentro di te?

Convivono perfettamente perché se puoi parlare diverse lingue, come l’italiano, lo spagnolo e l’inglese, allo stesso modo puoi ballare flamenco e danza classica. La danza classica e quella spagnola si arricchiscono reciprocamente e insieme creano una combinazione che arricchisce il mio linguaggio artistico. Sono felice di aver avuto l’opportunità di esplorare più stili e di far capire alla gente che un ballerino di flamenco può anche interpretare danza classica, contemporanea e altro ancora.

3. Tra le varie discipline della danza spagnola, quale ti rappresenta di più?

Sono molto felice di aver iniziato con la danza spagnola, perché mi ha permesso di esplorare tanti stili differenti che mi hanno dato una comprensione più profonda di ciò che faccio. Non posso dire che uno stile mi rappresenti più di un altro, poiché ognuno ha una sua unicità. Il flamenco è molto spirituale: quando danzi, devi trovare te stesso e vivere un momento di connessione profonda con la cultura. Allo stesso tempo, quando ho interpretato Apollo di Balanchine, ho sentito una crescita personale straordinaria. Ogni stile ha la sua bellezza, e mi ritrovo in tutti.

Sergio Bernal, Cisne - PH: Gramilano
Sergio Bernal, Cisne – PH: Gramilano

4. Ci puoi raccontare di più sui pezzi che presenterai domani sera?

Domani sera presenterò due pezzi molto diversi tra loro. Il primo è Obertura, un pezzo di danza stilizzata che mescola elementi di flamenco, folklore e anche un po’ di Michael Jackson, un artista che ammiro profondamente. Il secondo pezzo è Il Cigno, una coreografia classica che mi ha colpito profondamente fin dal mio primo incontro. Quando per la prima volta mi sono tolto le scarpe e ho danzato sulle mezze punte infatti, è stato un momento di grande spiritualità. Quel pezzo mi ha cambiato la vita, perché ho capito che la danza classica non è solo tecnica, ma anche un mezzo per raccontare storie e emozioni.

5. Ho letto che i tuoi spettacoli sono definiti “visionari racconti per quadri”. Ti riconosci in questa descrizione?

Assolutamente sì. Con questo spettacolo, abbiamo voluto creare un viaggio che racconta la mia carriera, partendo dalle origini fino ad arrivare a ciò che sono oggi. Ho preso elementi dal repertorio della danza spagnola, come Il Cappello a Tre Punte, e li ho uniti alla danza moderna, con un focus anche sullo stile contemporaneo. È un percorso che riflette le mie esperienze e le mie evoluzioni artistiche.

6. Qual è l’obiettivo che ti stai ponendo in questo momento della tua carriera?

Non ho un obiettivo ben definito o un traguardo preciso. Posso dire però che la mia più grande paura è quella di morire e ciò che desidero è che, dopo la mia morte, i bambini e gli studenti di danza possano guardare un mio video e sentirsi emozionati, così come accade ancora oggi con i video di Nureyev e di altri grandi artisti.

Sergio Bernal, Escena Farruca
Sergio Bernal, Farruca

7. Si dice che incarni i quattro elementi fondamentali: fuoco, acqua, aria e terra. Ti riconosci in questa definizione?

Non so se possa essere così, ma posso dirti che sicuramente c’è un po’ di ogni elemento in me. La terra è presente nel flamenco, perché è una danza che affonda le radici nella terra, un ballo molto radicato. Il fuoco c’è nelle emozioni che cerco di trasmettere: il dolore, la gioia, la passione. L’aria si riflette nella danza classica, dove c’è una sensazione di leggerezza, come se volassi. E poi c’è l’acqua, perché dopo aver ballato, il corpo è spesso bagnato, come se avessi dato tutto te stesso.

8. Da bambino, sapevi già di volerti dedicare esclusivamente alla danza?

Quando ho iniziato, avevo solo 4 anni e non avevo una chiara consapevolezza di cosa significasse intraprendere una carriera nella danza. È stato un po’ per caso, perché nella mia famiglia nessuno ballava. Mia madre ha portato me e mio fratello gemello in una scuola di danza, perché eravamo due veri “terremoti”. A me piaceva tantissimo, mentre mio fratello ha smesso dopo poco. La prima volta che sono salito su un palco ho capito che quella era la mia forma di comunicazione.

Quando mi sono trasferito al Conservatorio di Madrid poi, la mia vita è cambiata radicalmente. Ho iniziato un percorso serio e impegnativo, dove le lezioni di danza classica e flamenco erano intensive, con orari lunghi e una disciplina severa. All’inizio ero l’ultimo della classe, ma quel periodo mi ha insegnato a confrontarmi con me stesso e con gli altri. La carriera di ballerino non è mai facile, ci sono molte paure e insicurezze, ma il momento in cui sei sul palco e vedi gli occhi del pubblico è ciò che ti fa sentire davvero importante.

9. Stai per partire per un’importante tournée in Italia. Cosa ci dobbiamo aspettare?

Grazie a Daniele Cipriani, sono stato conosciuto e apprezzato in Italia e ora inizia una tournée che mi porterà in giro per il paese. Da Trieste, dove presenterò lo spettacolo SER, una performance che unisce danza spagnola, musica dal vivo e la partecipazione di altri ballerini, fino a Piacenza, Modena, Palermo, Bologna e Roma, dove porterò il mio lavoro per la prima volta. Sarà un mese ricco di emozioni con 17 spettacoli in programma e sono davvero entusiasta di questa opportunità.

Sergio Bernal, Apollo
Sergio Bernal, Apollo

10. Sei un ballerino molto versatile. Qual è la tua routine quotidiana di preparazione?

Ogni giorno dedico un tempo significativo alla lezione di danza classica, che considero fondamentale per mantenere una buona tecnica. Poi lavoro circa mezz’ora o 45 minuti sulla danza spagnola, concentrandomi sulla tecnica dei piedi e su tutto ciò che riguarda il flamenco. Dopo, mi immergo nelle prove degli spettacoli che portiamo in tour e lavoro con altri coreografi con cui sto collaborando in quel momento. La preparazione fisica è essenziale per mantenere il corpo in forma e pronto a tutto.

11. Cosa senti di poter trasmettere quando sali sul palc, e quale responsabilità senti verso la nuova generazione di ballerini?

La responsabilità è enorme, soprattutto perché tanti giovani mi vedono come fonte di ispirazione. Quello che spero di trasmettere loro è che, dopo aver studiato, bisogna continuare a lavorare duramente. La danza non è mai una destinazione, ma un continuo percorso di crescita. Spero che, guardandomi, i giovani ballerini comprendano l’importanza della perseveranza e del sacrificio e che possano vedere in me un esempio di dedizione e passione.

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