La Bayadere di Benjamin Pech trionfa a Roma

Atmosfere esotiche, scenografie innovative e un cast d’eccezione conquistano il pubblico del Teatro dell’Opera di Roma per la messa in scena de La Bayadere, il classico di Petipa rimontato da Benjamin Pech.

La Bayadere di Benjamin Pech – Ph: Fabrizio Sansoni

Rimettere in scena un balletto di repertorio del calibro di La Bayadere non è un’impresa facile per una compagnia di danza. Men che meno quando si sceglie di rivisitare la versione originale per adottare una visione innovativa della storia e dell’ambientazione. Questo è ciò che ha fatto, su richiesta della Direttrice Artistica Eleonora Abbagnato, il coreografo francese Benjamin Pech per il Corpo di Ballo dell’Opera di Roma, dopo aver lavorato con successo alla messa in scena de Il lago dei cigni nella stagione 2020/21.

Questa versione della storia di Pech, però, non muta dal punto di vista del contenuto ma viene sveltita e resa più ritmata, con tagli alla pantomima ed eliminazione dell’intervallo tra primo e secondo atto. E così è stato, con un primo atto lungo 70 minuti e un secondo di 35 che hanno coinvolto lo spettatore nelle appassionate vicende di Nikija, la baiadera innamorata, Solor, il guerriero opportunista (nella versione di Pech) e Gamzatti, la figlia del Rajah.

La Bayadere di Benjamin Pech – Ph: Fabrizio Sansoni

Tra le atmosfere esotiche reinterpretate da Ignasi Monreal, tra cui spiccano i papaveri dell’ultimo atto che accompagnano la visione di Solor e la discesa delle Ombre, e i meravigliosi costumi disegnati o rivisti da Anna Biagiotti, un grande applauso va soprattutto agli interpreti che si sono susseguiti sulla scena. Nella replica di Domenica 26 abbiamo ammirato nel ruolo della protagonista Rebecca Bianchi, étoile del teatro e ormai caposaldo della compagnia. La sua Nikija si distingue per leggerezza e spiritualità e la Bianchi sul palco ne incarna a pieno le doti. Perfetta nei momenti più lirici, propri del personaggio, riesce a restituire al pubblico la totale drammaticità degli eventi della storia.

Accanto a lei nel ruolo di Solor un meraviglioso Alessio Rezza, anche lui étoile della compagnia capitolina, affascina il pubblico per energia e presenza scenica. Sul palco Rezza cattura l’attenzione e catalizza gli sguardi, passando con facilità dal registro drammatico di Nikija a quello più energico di Gamzatti e sostenendo con forza entrambe le partner. E proprio nel ruolo di Gamzatti convince anche la solista Federica Maine, che con vigore e padronanza tecnica porta a termine il complesso pas d’action del I atto. Un grande applauso va poi a tutti gli altri interpreti, dal bravissimo Gabriele Consoli nella variazione dell’Idolo d’Oro fino alle Ombre e alla loro sequenza di arabesque penchée.

Rebecca Bianchi in La Bayadere di Benjamin Pech – Ph: Fabrizio Sansoni

É quindi una Bayadere tra tradizione e modernità quella messa in scena da Pech, che anche alla fine dell’ultimo atto riesce a trovare un compromesso tra ciò che è stato (chiusura sulle ombre per Nureyev e aggiunta della distruzione del tempio per Makarova) e ciò che realmente si può fare oggi. Il suo sipario si chiude su un Solor debole e sofferente che trova Gamzatti vestita per la cerimonia nuziale e Nikija che pian piano sparisce dietro un fiore. Un finale amaro che nasconde però un’opera magistralmente pensata e davvero ben riuscita.

Le Ombre in La Bayadere di Benjamin Pech – Ph: Fabrizio Sansoni
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