“Trittico contemporaneo”: grande successo al Teatro dell’Opera di Roma per De Bana, Nunes e Forsythe

Grande successo al Teatro dell’Opera di Roma per il “Trittico Contemporaneo”, serata dedicata a tre coreografi internazionali che, dal 22 al 29 Marzo, hanno portato sul palcoscenico del Costanzi creazioni inedite e masterpiece: “Windgames” di Patrick de Bana in prima nazionale, “Women” di Juliano Nunes in prima assoluta e il famosissimo “Playlist (Track 1, 2) di William Forsythe.

È andato in scena dal 23 al 29 Marzo (con anteprima giovani il 22) al Teatro dell’Opera di Roma il “Trittico Contemporaneo“, uno spettacolo firmato, come ormai ogni anno, dalla Direttrice Artistica del Corpo di ballo Eleonora Abbagnato. Appuntamento fisso per il teatro capitolino, quest’anno la scelta è ricaduta su tre coreografi del panorama internazionale, alcuni più conosciuti di altri, che hanno portato in scena un mix di creazioni tra inediti e masterpiece: Patrick de Bana, Juliano Nunes e William Forsythe.

Iniziata con la prima italiana “Windgames” di Patrick de Bana, la serata si è aperta sul concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 35 di Čajkovskij con un pezzo che ha coinvolto il corpo di ballo, sia maschile che femminile, capitanato (nella pomeridiana del 24) dai tre interpreti principali: i primi ballerini Federica Maine e Claudio Cocino e Valerio Marisca. È un’opera astratta “Windgames“, come del resto tutte le altre della serata, che prende ispirazione proprio dalla partitura ciaikovskiana attraversandone tre movimenti, di cui il coreografo si appropria totalmente per fonderli in un tutt’uno con il movimento.

Di stampo prettamente classico, la coreografia abbraccia un gusto anche contemporaneo, alternando momenti più energici e virtuosi, come quelli in gruppo (spesso di soli uomini), a momenti più nostalgici ed evocativi, in particolare nei passi a due e negli assoli. Ricco di citazioni romantiche, tra cui il richiamo della donna alle braccia del cigno, tutta l’opera è una poesia che si conclude con il corpo di ballo riunito nel crescendo di un finale travolgente.

Cambio totale di atmosfera per “Women” di Juliano Nunes, una pièce per sole donne, in tute aderenti color carne che sfumano verso il nero fino al rosso delle scarpette da punta, che il coreografo ha creato appositamente per il corpo di ballo capitolino e che mostra in prima assoluta sul palcoscenico del Costanzi. Appoggiandosi anche lui alla tecnica classica, Nunes crea un pezzo astratto ricco di significato che vuole celebrare tutte le donne e la loro capacità di raccontare una storia.

Plasmando i movimenti sulle meravigliose note di Ezio Bosso (Music for weather elements thunders and lightnings, String Quartet No. 5 “Music for the Lodger”, Sixth Breath, The Last Breath e Violin Concerto No. 1 “Esoconcerto” – Adagio) la coreografia alterna sul palcosceico momenti in gruppo ma soprattutto giochi di coppie, lasciando spazio all’interpretazione e permettendo al pubblico di <<cogliere delle intuizioni per avere accesso ad un mondo che non c’è, che si presenta davanti ai loro occhi>>, come lui stesso sottolinea.

Chiude la serata il “pezzo forte” del trittico, scelto tra i capolavori di uno dei più acclamati coreografi dell’ultimo secolo, l’americano William Forsythe. È “Playlist (Track 1, 2)“, balletto per soli uomini creato nel 2018 per l’English National Ballet e ora portato in scena dai ballerini del Costanzi. Al ritmo di “Surely Shorty” di Peven Everett e “Impossible (Jax Jones Remix)” dei Lion Babe, Forsythe mostra al pubblico il lato funk del balletto (sua grande passione) in un pezzo dal ritmo e dall’energia travolgenti.

A dispetto della musica però, la coreografia è di base totalmente classica. Gli assoli sono variazioni di balletto e i movimenti sono cesellati sul ritmo musicale, ricchi di quei tecnicismi tipici della danza classica che dimostrano a pieno l’intento di Forythe: rendere il balletto popolare, restituendo <<qualcosa che la gente attende con ansia, invece di sopportarlo>>. Ottima prova quella del Corpo di Ballo capitolino, che ha dimostrato grande padronanza tecnica in un pezzo di non semplice esecuzione.

Ed è proprio sul finale di “Playlist” che il pubblico si è unito in una standing ovation a dimostrazione dell’apprezzamento verso una serata ben confezionata e sicuramente riuscita. Peccato per qualche caso (per fortuna raro) seduto in platea, che ha voluto sottolineare quanto non avesse apprezzato le scelte coreografiche, ma come si suol dire “de gustibus non disputandum est”. Quindi un grande applauso a tutti, dai ballerini ai coreografi fino alla Direttrice Artistica, con l’augurio di rivederci a giugno per la messa in scena del “Lago dei Cigni” di Benjamin Pech.

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